default_mobilelogo

Newsletter

Vuoi ricevere una notifica quando sono disponibili nuovi contenuti sul nostro blog? clicca qui

La scena è in penombra, quasi immersa nel buio. Sullo sfondo tre scale non conducono in alcun luogo, le finestre sono murate dal nero della quinta; sulla sinistra,  semplici cassapanche di legno, che ospiteranno i tre personaggi-coro; al centro una barca, che impianta nella scenografia una delle principali direttrici della regia di Emilio Russo, volta a rileggere la tragedia euripidea «alla luce – o meglio al buio – dei muri d’acqua e mattoni di oggi, [e del] rifiuto verso il barbaro, il diverso», con un’attualizzazione che, però, depotenzia la complessità sfaccettata del senso politico della tragedia euripidea.

 Antigone a Siracusa.

   Quando nell’autunno del 2012 mi fu chiesto di tradurre Antigone per la stagione 2013 dell’Inda e per il teatro greco di Siracusa, provai lo sconcerto e la paura di dovermi confrontare prima con un capolavoro assoluto della drammaturgia, poi con la scena, con i suoi addetti ai lavori, e anche con un pubblico molto vasto ed eterogeneo di studiosi e studenti, di affezionati della stagione e di turisti occasionali senza speciali qualità. I timori erano però in parte compensati dalla certezza di essere chiamata a lavorare secondo la destinazione primaria di quel testo, per un’occasione pubblica, per tempo e per luogo delle rappresentazioni più vicina al festival attico dei concorsi annuali dionisiaci che a una recita d’essai per il gusto e la riflessione di pochi.

    Cividale del Friuli, luglio 2019: la vertigine incantatrice dal ponte del Diavolo, il silenzio sacro e arcano del Monastero di Santa Maria in Valle e del Tempietto, i segni del potere della Cividale dei Longobardi, preceduti da quelli, oggi quasi invisibili nel tessuto urbano, di Forum Iulii, la città romana fondata da Cesare.

    Al Mittelfest 2019, incentrato sulla leadership[1], il divino Iulius torna a Cividale con il teatro di Romeo Castellucci e il suo Giulio Cesare. Pezzi staccati[2]; lo segue in programma una icona mitica del potere, il Creonte dell’Antigone di Sofocle con la regia di Konstantinos Ntellas, in ‘prima’ italiana dal cosiddetto ‘piccolo teatro’ di Epidauro[3] (nell'immagine qui sotto) in una Chiesa sconsacrata di Cividale[4], vicina al fiume che passa sotto il ponte del Diavolo.