Abstract
Se guardiamo al corpus camusiano nel suo complesso, dovremo renderci conto che il peso specifico rivestitovi dal mito greco è da considerare immenso; le figure del mito, di norma ridisegnate in sovrapposizione con personaggi dell’universo narrativo dostoevskiano, vengono declinate da Camus in chiave del tutto originale, per rappresentare di volta in volta figure dell’assurdo o della rivolta, secondo le scansioni del pensiero dello scrittore, che vede la condizione umana dominata dalla coscienza di un radicale divorzio dal mondo (del tutto sordo alle esigenze dell’individuo, in primis alla necessità di dotare di senso il tempo limitato della propria esistenza), e illuminata solo dalla possibilità di una diuturna rivolta, da intendere soprattutto come volontà di non adeguamento all’assurdo e alle sue leggi disumanizzanti, spesso realizzate invece nel corso della Storia.
Riferimenti bibliografici
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